Scommesse illegali, il business è di quasi 500 miliardi di euro

Scommesse illegali, il business è di quasi 500 miliardi di euro

Un numero preciso sul giro d’affari in Italia delle scommesse illegali non esiste. Le stime, pero’, indicano numeri stratosferici.

Nel mondo questo business varrebbe qualcosa come cinquecento miliardi di dollari l’anno, oltre 454 miliardi di euro, con i paesi del Sud Est asiatico, Vietnam in testa, che rappresentano l’ambiente ideale per la quasi totale assenza di una regolamentazione del gioco d’azzardo.

E a Palermo e in Sicilia? Il totale di giocate nell’isola ammonta a quasi quattro miliardi e mezzo di euro ma i siciliani sono ultimi come spesa pro capite perché molti preferiscono usare il mercato “alternativo”, cioè illegale, per non farsi beccare dall’erario. Secondo Agipronews, che ha elaborato i dati pubblicati nel Libro Blu dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, la spesa fisica, cioè quella di chi si reca in prima persona nelle agenzie, è stata di 192,7 milioni di euro per la città, che sale a 287 milioni se si considera pure la provincia.

Nel dettaglio si tenta meno la fortuna sugli apparecchi da intrattenimento come New Slot e Vlt con 481 milioni contro i 484 del 2017; è diminuito, passando da 169 a 162 milioni, il gettito sulle lotterie e sul “Gratta e vinci” e sono scesi a 251 milioni gli introiti per il Lotto. Le scommesse sportive, invece, hanno avuto un’impennata di sette milioni arrivando così a quota 79, a cui si aggiungono i trentuno milioni incassati attraverso le scommesse virtuali, eventi che si trovano sui terminali delle agenzie o sul web. Per appagare la febbre del gioco, ogni palermitano investe 562 euro, cioè più della media nazionale, generando un volume d’affari complessivo che si aggira attorno ai 785 milioni di euro.

Una statistica che ha fatto preoccupare perfino l’amministrazione comunale che, recentemente, ha emanato un’ordinanza che impone il divieto di installazione di nuove slot e videopoker fino a cinquecento metri di distanza da luoghi “sensibili” come scuole, luoghi di culto, ospedali e centri di aggregazione, fissando anche gli orari d’apertura di sale giochi e centri scommesse. E in Italia che succede? Un anno fa tre diverse indagini delle procure di Bari, Reggio Calabria e Catania, coordinate dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, portarono all’arresto di 68 persone, al sequestro di beni per oltre un miliardo e alla scoperta di un volume di giocate, su eventi sportivi e non, superiore ai 4,5 miliardi.

E qualche mese fa, la Guardia di Finanza di Reggio Calabria ha scoperto una maxi evasione fiscale di oltre quattro miliardi da parte di una società maltese che aveva aperto una serie di punti scommesse clandestini grazie alla ‘ndrangheta. Un fiume di denaro, per giunta in continua crescita, che anche Cosa Nostra tenta costantemente di intercettare, come aveva spiegato al Giornale di Sicilia il questore di Palermo, Renato Cortese. “La filiera dei giochi – aveva detto Cortese – ha delle regole ben precise ed è strutturata come una catena in cui l’anello debole è rappresentato, ovviamente, dai giocatori. Poi ci sono le agenzie, spesso ricavate in garage o scantinati, ma anche in una stanza o su una semplice scrivania. Per mettere in piedi uno di questi centri scommesse basta infatti un computer e una buona connessione a internet.

Il livello superiore è rappresentato dal master, un soggetto spesso insospettabile che per le cosche fa da intermediario tra le agenzie e il proprietario del sito. Nella scelta del master i boss cercano persone vicine e affidabili ma con la fedina penale pulita. Intervengono dando loro un appoggio finanziario (del resto non è necessario un grosso investimento) e in cambio ottengono vantaggi enormi. Perché oltre all’aspetto economico – parliamo di cifre attorno ai 30-50 mila euro al mese per ogni master – c’è quello occupazionale, visto che in ballo ci sono tanti posti di lavoro, e poi le conseguenze, dal punto di vista giudiziario, non sono pesanti e le pene non sono alte come ad esempio per la droga o per le estorsioni”. Secondo l’ultimo bilancio annuale della Guardia di Finanza sarebbero stati eseguiti, in tutto il Paese, oltre seimila controlli e concluse 352 indagini di polizia giudiziaria per fronteggiare la raccolta abusiva di scommesse, risultati ancora insufficienti per contenere quella che è diventata una vera e propria piaga sociale.

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