La consegna del silenzio: pochi raccontano la verità su ciò che avviene negli ospedali

La consegna del silenzio: pochi raccontano la verità su ciò che avviene negli ospedali

Spaventati dai possibili procedimenti disciplinari, sono in pochi a rompere la consegna del silenzio e a raccontare ciò che avviene all’interno delle strutture sanitarie.

Il tentativo è di accentrare le notizie, forse per evitare di alimentare la preoccupazione o di creare inutili allarmismi.

Di fatto, si può parlare ai giornalisti solo tramite ‘autorizzazione e quindi diventa quasi impossibile riportare la voce diretta dei protagonisti, raccontare i loro sforzi o i sacrifici per i pazienti o, ancora, le carenze del sistema come, ad esempio, la mancanza di mascherine.

Sono in pochi a metterci la faccia al tempo del Covid-19. Ad ogni telefonata, la risposta è un secco “no comment”, più facile fare parlare i diretti interessati davanti a una telecamera.

Tace il direttore generale dell’ospedale che, dall’alto del suo ruolo, avrebbe la responsabilità di informare i cittadini perché è un amministratore pubblico e invece fa spallucce e dice che non può parlare. “No comment” anche da parte di molti medici, infermieri e operatori che, per timore di ritorsioni sul lavoro, accettano di rivelare con che armi stiamo combattendo il virus a patto di mantenere l’anonimato.

Gli unici a parlare – e soprattutto a denunciare ciò che non va – sono i sindacati, che però rappresentano una voce, a volte interessata, ma non possono sostituirsi alle storie di chi vive in prima linea. Da una parte le lamentele di chi sostiene che alcune informazioni sono inesatte, dall’altra una sorta di controllo sulle fonti dirette dell’informazione come se il pubblico non avesse diritto di sapere tutto, e anche di più, su questa epidemia.

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